7. Parlate, per favore
Raccolte alcune
informazioni indispensabili, al selezionatore interesserà
soprattutto farvi parlare per capire come ragionate, come
interagite, come polemizzate, che opinione avete di voi
stessi e di ciò che vi circonda, quali aspirazioni avete e
come volete raggiungerle. Se non parlate, se rispondete come
a un interrogatorio, se non prendete mai l'iniziativa del
discorso, si farà di voi un'opinione mediocre o,
peggio, nessuna opinione.
Motivate e sviluppate le
vostre risposte e chiarite voi stessi ciò che può apparire
ambiguo, prima che vi sia richiesto.
Parlare bene vuol dire
anche non parlare troppo: la sintesi è una delle virtù più
apprezzate in azienda, trasmettere il maggior numero
di informazioni nel minor tempo possibile vuol dire avere
metodo, rigore logico e capacità espressive.
8. Attenti al linguaggio
I rischi di incomprensione, nel colloquio, possono derivare
o da un atteggiamento innaturale del candidato, che proietta
un'immagine falsata e quindi incomprensibile di sé, o da
una marcata distonia di linguaggi tra selezionatore e
candidato.
È
importante andare ai colloqui avendo ormai digerito un
vocabolario aziendale essenziale: non è necessario sapere
con precisione che cosa sia la customer satisfaction, o la
struttura a matrice, o gli stocks, il rischio di cambio,
l’ engineering, le operations o il trade marketing, o
molte altre cose ancora, ma dobbiamo essere in grado di
capire più o meno di che cosa si tratta, quanto meno per ciò
che attiene il nostro campo d'interesse. Altrimenti scivoleremo man mano in quel mutismo così
pericoloso di cui abbiamo accennato.
Se siamo colti alla
sprovvista da qualche termine a noi ignoto, piuttosto che
annuire con aria ebete conviene chiedere, con un po' di
faccia tosta "ma, nella vostra specifica realtà, che cosa
intendete esattamente con ...?".
9. Tenete presente chi avete di fronte
Il selezionatore è interessato quanto voi al buon esito del
colloquio: deve trovare qualcuno da assumere, e se quel
qualcuno foste voi avrebbe terminato la sua fatica. Non è
quindi un asettico esaminatore ed è più un alleato che un
nemico. Nulla quindi lo irrita più che un atteggiamento
sospettoso o reticente da parte vostra: se coglie paura,
ambiguità o presunta "furbizia" nel vostro
atteggiamento con lui, tenderà a pensare - e non a torto -
che queste siano le vostre caratteristiche in ogni tipo di
rapporto interpersonale.
Se il selezionatore vi fa domande "cattive", che
mirano a mettervi in difficoltà, state tranquilli perché
in linea di massima significa che il colloquio sta andando
bene: i colloqui più duri e aggressivi il buon
selezionatore li fa con persone che interessano, mentre
quelli rapidi e cortesi servono a liquidare chi appare
palesemente inadeguato.
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