3. Informatevi sull'azienda
"Bene. Ora, ha lei qualche domanda da fare?". Il modo più sicuro di rovinare un colloquio è dire, con uno stolido sorriso, “Ehm, no... non mi viene in mente niente”
= senza personalità!
Ricordate sempre che uno dei vostri obiettivi, nel colloquio, è di abbattere la distanza tra voi e il selezionatore, e di scrollarvi di dosso l’immagine di studente inesperto del mondo. Migliore figura farete, ad esempio, se direte: “le riassumo le informazioni che posseggo sulla vostra azienda, e l’immagine che, superficialmente, me ne sono fatto: me le può per favore correggere e integrare?” E a questo punto dovete partire, senza farla troppo lunga, dal mercato e dal contesto competitivo di riferimento (concorrenti, regole del gioco, posizionamento), citare ciò che sapete delle dimensioni, struttura e prodotti dell’azienda, accennare ai cambiamenti che nel business stanno avvenendo, e (solo se avete qualche spunto significativo) accennare a come
"vedete voi le cose" per l’azienda in questione.
Su questa base, il dialogo proseguirà "alla pari", e il selezionatore avrà l’impressione di confrontarsi con una persona che sa quello che vuole, sa programmarsi, sa informarsi prima di
parlare e, infine, sembra già un po' "di casa" in azienda. Informarsi sulla vita delle grandi aziende non è difficile, mentre per quelle medie dovrete rivolgervi alla stampa specializzata o alle associazioni di categoria
o, meglio, cercare di conoscere qualcuno che ci lavora.
4. Tranquilli e sorridenti
Non preoccupatevi se siete un po’ nervosi prima del colloquio: un buon selezionatore saprà mettervi a vostro agio e instaurare un clima disteso. É importante che voi contribuiate: un sorriso e un atteggiamento sereno dimostrano che sapete reggere bene lo stress; inoltre, chi assumerebbe un
"musone" come collega?
Attenzione però che la tensione è anche un indispensabile meccanismo di difesa, che consente di mobilitare e sfruttare al massimo tutte le proprie risorse. Chi si lascia andare, e passa a un atteggiamento troppo rilassato, dimostra scarsa
"tenuta" e spesso finisce per commettere errori.
Essere disponibili e sereni non significa perdere il controllo costante della situazione.
5. Né ingenui, né atteggiati, né eccessivi
Essere sinceri e dare fiducia all'interlocutore non significa dimostrarsi ingenui: non state conversando né confidandovi, ma state parlando con un obiettivo preciso e con una persona che vi giudicherà anche per il modo in cui perseguite questo obiettivo.
Avete una buona occasione, parlando di voi stessi, di dimostrare come sapete cogliere e dominare la complessità del
reale e come sapete analizzare e interpretare i fatti con realismo e senso dell’opportunità. Chi sa vendere bene se stesso saprà vendere bene anche l’azienda in cui lavora.
Evitate però di atteggiarvi a ciò che non siete: andrete incontro a una garbata presa in giro da parte
del selezionatore e spesso non ve ne accorgerete neppure. È inoltre buona norma evitare di dare giudizi o fare affermazioni estremistiche, drastiche o troppo originali.
Le aziende amano più i toni sfumati che quelli troppo vividi, e apprezzano l'equilibrio più che la provocazione fosse
anche geniale.Tenete sotto controllo, quindi, i superlativi, i punti esclamativi ed i pugni sul tavolo.
6. Pensate positivo, creativo e concreto
C'è un requisito che è assolutamente universale: sul lavoro ci vuole gente che parli poco, e tiri la carretta.
Ci vogliono innanzitutto persone concrete, propositive e attive, che pensino a come risolvere i
problemi e non a commentarli o a complicarli. Meglio una persona semplice ma affidabile, che un intellettuale pigro. Per cui,
mai dare la colpa dei propri eventuali insuccessi a qualcun altro; mai fare commenti fatalisti o manifestarsi egoisti, cavillosi, burocrati o scaricabarile: la generosità in azienda forse non sempre viene premiata, ma sempre viene
richiesta.
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