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4. Hobbies e informazioni “personali”
Questa parte, spesso sopravvalutata, deve
servire a dare un’immagine di noi come persone "a più
dimensioni"; è importante soprattutto se i tempi di
laurea non sono stati rapidissimi, per dimostrare che il
tempo non è stato perso, ma investito in qualcos’altro.
Come differenziarsi? Senza barare, riportando eventuali riconoscimenti,
premi o traguardi raggiunti: un conto è affermare di amare
la cucina o lo sci, un altro conto è segnalare di essere
maestri di sci o sommellier patentati. Si dà l’idea che,
quando si fa una cosa, la si fa con determinazione.
L’importante è che questa parte integri il resto
del c.v., equilibrandolo e non esasperandone alcuni aspetti.
Ad esempio se si è dato un taglio esasperatamente "aziendale",
come se fin da
piccoli non si fosse pensato che alla carriera, meglio
indicare qualche interesse umanistico o sociale, come il
volontariato.
Ultimi avvertimenti Un’ultima avvertenza: non serve
essere eccellenti sul 90% dei requisiti, se manca del tutto
un 10% indispensabile, è però vero che noi dobbiamo
presentarlo in modo da evidenziare i nostri punti forti, e
recitare invece sottovoce quelli deboli. Quindi non c'è necessariamente
un ordine da seguire:
dobbiamo mettere per prima, fatta salva un minimo di
coerenza del testo, la parte che ci può mettere in miglior
luce, e per ultima quella che ci è sfavorevole. Ad esempio,
se siamo un po' "vecchiotti", diciamo sopra i 27 anni,
possiamo intestare il c.v. con nome, cognome e indirizzo,
proseguire con istruzione ed esperienze, e in fondo
rimettere i propri dati personali, completi anche della data
di nascita.
È il caso di indicare referenze? In generale no, ma a parità di requisiti, o in
caso di qualche dubbio marginale, forse potrà essere un
punto d’appoggio. Del tutto inutile, anzi
controproducente, indicare "potenti" di qualsiasi
specie.
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